RECENSIONI : LA TERZA VIA FASCISTA
Il fenomeno fascista, nella molteplicità di facce che lo hanno caratterizzato,si è configurato negli anni tra le due guerre come una “terza via”, distinta e contrapposta rispetto a sistemi, culture, ideologie, pratiche politiche e istituzionali che si richiamavano ai principi del liberalismo e della democrazia, da una parte, della tradizione socialista e della nuova realtà sovietica, dall’altra. La cosa ci appare oggi abbastanza evidente, a distanza di decenni, e registriamo anche che in questa forma l’insorgenza del fascismo fu vissuta, consentendo o opponendosi, da gran parte dei contemporanei. Eppure questo riconoscimento è stato ed è tuttora difficile in sede storica. Nel ridurre il fascismo a “variante” sia pure estrema, pericolosa e bellicosa del capitalismo era implicito nella cultura marxista il rifiuto di accettare quella che poteva apparire la concessione al fascismo della “dignità” di una soluzione autonoma ed originale. Il rifiuto consolatorio del riconoscimento dell’esistenza di una cultura fascista, ed anzi la ricorrente istituzione dell’equazione fascismo = anticultura da parte della cultura liberale (e, in Italia, anche della particolare cultura azionista), in un filone che va da Croce a Bobbio, ha contribuito a lungo a ridurre la dimensione del fascismo a quella di un movimento empirico, pragmatico, muscolare, camaleontico come il suo fondatore.